1. ABC degli alimenti
Non esiste alcuna evidenza scientifica che supporti l’uso dell’ABC dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) come guida per i celiaci. Nei documenti scientifici italiani questo modello non viene menzionato, segno evidente della sua mancanza di validità documentale. Inoltre, i contenuti delle presunte “linee guida” diffuse in Italia risultano in contrasto con la normativa europea vigente.
In una recente pubblicazione scientifica italiana, a cura Il capitolo della dottoressa Susanna Neuhold, conferma che il metodo più efficace per verificare l’assenza di glutine in un prodotto è la lettura dell’etichetta alimentare. Va inoltre sottolineata la mancanza di trasparenza: nei documenti relativi all’ABC non è specificato chi siano gli “esperti del settore” che avrebbero redatto tali indicazioni.
2. Indicazioni AEOCS
La Federazione Europea delle Associazioni Nazionali Celiache (AEOCS), alla quale non aderiamo, ribadisce che la lettura dell’etichetta è sufficiente per la scelta dei prodotti. Questo principio è adottato dalle associazioni celiache di Germania, Austria, Francia e Inghilterra, nonché dalla maggior parte dei Paesi europei. L’associazione italiana, invece, segue un approccio minoritario e poco rilevante, nonostante l’Italia ospiti l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).
3. La dicitura “senza glutine” e la normativa europea
Tutti i prodotti alimentari sono soggetti alla normativa 1169/2011, che impone l’obbligo di dichiarare gli allergeni presenti. La dicitura “senza glutine” è una scelta volontaria regolamentata dal Regolamento UE 828/2014: ciò significa che anche i prodotti privi di tale dicitura possono essere adatti ai celiaci, se rispettano la normativa sugli allergeni.
4. La dichiarazione delle tracce non è obbligatoria
Contrariamente a quanto diffuso da alcuni post allarmistici, la normativa europea non impone la dichiarazione “può contenere” nei prodotti alimentari, perché tutti gli allergeni sono descritti nella sezione obbligatoria . Questo concetto è confermato dalla Commissione Europea, dall’EFSA, dal Ministero della Salute e da enti di certificazione di rilievo mondiale come il TUV. Qualsiasi comunicazione volontaria deve comunque essere chiara e non fuorviante. Come spiegano legali alimentari tutti gli allergeni ed anche rischi di cross contaminazione sono descritti in etichetta, le aziende sono ormai ultra scrupolose nel rispetto dei cittadini. Inoltre il Ministero della Salute spiega come questa frase sia rivolta alla spiegazione del piano di sicurezza e che non voglia dire che gli allergeni menzionati siano effettivamente nel prodotto.
5. Comunità Europea: falsi allarmi
Alcuni post riportano presunte dichiarazioni allarmanti da parte della Comunità Europea, che in realtà non trovano riscontro nei documenti ufficiali. La stessa Comunità Europea ha smentito tali affermazioni, ribadendo la validità del Regolamento 1169/2011 sulle pratiche di comunicazione alimentare. Anche il Ministero della Salute italiano, nella sua Relazione Annuale al Parlamento, ha confermato che nessun allarme è stato lanciato.
6. Corte dei Conti Europea
Le presunte segnalazioni di allarme da parte della Corte dei Conti Europea sono frutto di errate interpretazioni. I documenti ufficiali della Corte non avallano in alcun modo tali preoccupazioni. Sia la Corte dei Conti Europea che il Ministero della Salute confermano che la normativa sugli allergeni e sull’uso volontario del claim “senza glutine” è stata attuata correttamente.
7. Processi produttivi e contaminazioni
Non esistono studi scientifici che dimostrino rischi legati a generici “processi produttivi” non meglio definiti. L’idea che il celiaco debba temere contaminazioni vagamente descritte è priva di basi documentali.
8. Prodotti a rischio
Nessun prodotto legalmente in commercio può essere definito “a rischio” per i celiaci, poiché la normativa vigente vieta la vendita di alimenti che possano rappresentare un pericolo per la salute pubblica.
9. Claim “senza glutine” e violazioni normative
Affermare che un prodotto sia “a rischio” in assenza del claim “senza glutine” è errato. In molti casi, i prodotti non possono riportare tale claim senza violare l’articolo 6 del Regolamento UE 1169/2011, che disciplina le informazioni sugli alimenti.
10. Modelli del Ministero della Salute
Il Ministero della Salute non utilizza un modello simile all’ABC del Celiaco, ma si limita a fornire una tabella che indica quando la dicitura “senza glutine” è necessaria. Ad esempio, i prodotti a base di avena sono ritenuti sicuri per i celiaci solo se riportano tale dicitura.
11. Additivi alimentari
Gli additivi alimentari (vitamine, conservanti, coloranti, ecc.) non contengono glutine, a meno che non sia espressamente indicato in etichetta.
12. Formaggi e celiachia
Non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri che solo determinati formaggi, come Grana Padano o Parmigiano Reggiano, siano adatti ai celiaci. Questa credenza è priva di fondamento.
13. Titoli di idoneità alimentare
Non esiste alcun ente che possa assegnare “titoli di idoneità” agli alimenti. I prodotti in commercio, se conformi alle normative, sono semplicemente “adatti” al consumo.
14. Articoli sullo sdoganamento di alimenti
In passato alcuni prodotti sono stati erroneamente considerati non adatti ai celiaci, senza alcuna base scientifica o normativa. È il caso delle bevande gassate “cole”, che per anni sono state vietate senza alcuna ragione valida.
15. Prodotti e ristoranti "certificati"
Non esistono prodotti o ristoranti “certificati” per il senza glutine. I ristoranti possono essere “informati” sulla celiachia, ma non possono vantare certificazioni ufficiali.
16. Studio sulle contaminazioni
Alcuni studi sulle contaminazioni presentano incongruenze metodologiche e omissioni nella loro versione italiana, rendendoli di fatto inattendibili.
Conclusione
La nostra associazione, ASSOCELIACI, si distingue per l’indipendenza dei propri contenuti e valutazioni. Non avendo interessi commerciali, ci impegniamo a fornire informazioni chiare, trasparenti e basate su studi scientifici e normative vigenti. Il nostro obiettivo è contrastare la disinformazione e garantire ai celiaci italiani un accesso consapevole alle informazioni sulla loro condizione alimentare.